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Se un prodotto non si può riutilizzare, riciclare o compostare, l’industria non dovrebbe produrlo e noi acquistarlo (Paul Connett, capofila della strategia Zerowaste).

Puglia, tipografia, design e ottimo cibo. Sono questi i quattro ingredienti di Typuglia, giovane brand nato «dalla passione per le cose semplici, belle e buone, e dalla voglia di tornare a sporcarsi le mani dopo una vita in agenzia». Parola di Leonardo, ideatore del progetto e creativo di professione, che con amici e soci gira la Puglia alla ricerca di specialità da “vestire” a regola d’arte, con un packaging artigianale al cento per cento. «Taralli, orecchiette, olio extravergine… I nostri prodotti provengono da piccole aziende locali, che seguono ancora i metodi di lavorazione di una volta. Noi li selezioniamo, realizziamo a mano le confezioni – dall’orcio in terracotta alle etichette – e ci occupiamo della vendita. Per un target ben preciso: i “gourmet designer”, esigenti, capricciosi, perfezionisti e insaziabili. Proprio come noi».

Molla di tutto è stato l’amore per la tipografia, il desiderio di riscoprirne l’antica tecnica, di imparare a fare grandi cose con strumenti semplici. «Avevamo perso la manualità. Ora ci ritroviamo a incollare, stampare, tagliare, timbrare; a usare i sensi e il corpo mentre svolgiamo il nostro mestiere. È come tornare indietro nel tempo, quando da bambini, a scuola, facevamo pratica di varie tecniche», dice ancora Leo. Côté business, l’idea di “fare impresa” è venuta in un secondo momento. «All’inizio volevo solo pubblicare la mia idea sui blog di design.

Quando è arrivato il primo ordine da Parigi, la filiera non esisteva ancora: l’abbiamo avviata grazie al cliente francese». Prossima tappa del work-in progress, l’apertura di un negozio-laboratorio dove comprare, degustare, seguire corsi di tipografia e altro ancora. Per un assaggio di Puglia fuori dagli schemi.

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